Quando nell’intestino di un malato giungono le molecole di glutine, i villi intestinali, il cui compito è quello di assorbire i principi nutritivi del cibo, si appiattiscono per difesa. Perciò, i celiaci mangiano, ma non assorbono i nutrienti. In più, soffrono di continue coliti date dall’infiammazione della mucosa intestinale.
La diagnosi della malattia, di solito, parte sempre dai sintomi più comuni ed evidenti che interessano l’apparato gastrointestinale, come nausea, diarrea e dispepsia. Tali sintomi possono essere anche ematologici, come carenza di ferro e anemia, osteoarticolari, come artrite e osteoporosi e neuropsichiatrici, come depressione e atassia.
I soggetti che presentano questi sintomi vengono sottoposti a un iter diagnostico molto complesso, fatto di test sierologici per la ricerca di marcatori anticorpali (anticorpi anti-transglutaminasi e anti-endomisio) e test genetici (HLA DQ2/DQ8) utili a indicare la predisposizione alla malattia. La conferma della celiachia deve poi essere fatta con una biopsia gastroduodenale.
Questi esami medici possono essere, da un lato, invasivi e non necessari e, dall’altro, renderebbero più difficile e meno tempestiva una diagnosi precisa della celiachia.