Intestino pigro e stitichezza cronica: cause, sintomi e come risolvere

Quando l'intestino pigro persiste per oltre sei mesi ed è associato a meno di tre evacuazioni a settimana, si parla di stitichezza cronica. L’uso frequente di lassativi o rimedi fai da te è sconsigliato, poiché può mascherare la causa, provocare effetti indesiderati e ritardare le cure.

Intestino pigro: quali sono i sintomi associati?

  • I sintomi associati all’intestino pigro possono variare da persona a persona e non comprendono solo la stitichezza. I disturbi più comuni includono:

    • feci dure, secche o caprine, in quanto sostando più a lungo nel colon, le feci si disidratano e tendono a compattarsi;
    • sforzo prolungato, dolore o bruciore durante l’evacuazione, poiché il passaggio di feci molto dure e lo sforzo durante l’evacuazione possono danneggiare la mucosa anale, portando all’infiammazione delle emorroidi e alla formazione di ragadi anali;
    • sensazione di evacuazione incompleta, che può accadere quando le feci giungono nell'ampolla rettale, ma il corpo non riesce a espellerle efficacemente a causa della loro durezza;
    • pancia gonfia, tensione e dolore addominale, a causa dell’accumulo di gas e feci nel colon che causa meteorismo e distensione addominale;
    • nausea e reflusso, che si verificano in caso di stipsi marcata, per aumento della pressione nello stomaco causata dal gonfiore addominale

Le cause dell’intestino pigro

  • L’intestino pigro può dipendere da diversi fattori concomitanti, legati soprattutto all’alimentazione e allo stile di vita, ma anche a patologie o farmaci.

    Le cause più comuni riguardano:

    • Dieta povera di fibre: che può ridurre il volume delle feci e rendere meno efficace lo stimolo alla defecazione.
    • Scarsa idratazione: quando l’organismo riceve pochi liquidi, il colon può riassorbire più acqua dalle feci, rendendole dure e difficili da espellere.
    • Sedentarietà: una ridotta attività fisica può contribuire al rallentamento del transito intestinale.
    • Abitudine a rimandare lo stimolo: trattenere frequentemente le feci può ridurre progressivamente la percezione dello stimolo e favorirne l’indurimento.
    • Stress e ansia: in quanto portano all’attivazione del sistema nervoso simpatico, che riduce l'afflusso di sangue e rallenta i movimenti della muscolatura intestinale.
    • Cambiamenti della routine: viaggi, lavoro su turni, variazioni degli orari dei pasti e difficoltà a utilizzare bagni non familiari possono favorire una stitichezza occasionale.
    • Gravidanza: i cambiamenti ormonali e la pressione esercitata dall’utero possono rallentare la motilità intestinale.
    • Età avanzata: minore movimento, riduzione dello stimolo della sete, cambiamenti alimentari, patologie croniche e assunzione di più farmaci possono favorire la stipsi.
    • Disfunzioni del pavimento pelvico: i muscoli coinvolti nella defecazione possono non rilassarsi in modo coordinato, ostacolando l’espulsione delle feci (stipsi espulsiva).
    • Alterazioni del microbiota: alcune modificazioni della composizione dei microrganismi intestinali possono essere associate alla stitichezza.
    • Ipotiroidismo: una ridotta attività della tiroide può rallentare la motilità intestinale.
    • Diabete: che nel tempo può danneggiare i nervi che controllano la muscolatura dell’apparato digerente (neuropatia diabetica) e contribuire a un transito più lento.
    • Alcune malattie neurologiche: condizioni come Parkinson, sclerosi multipla o lesioni neurologiche possono interferire con il controllo della motilità intestinale e dell’evacuazione.
    • Alcuni farmaci e integratori: alcuni antidolorifici oppioidi, antidepressivi, anticolinergici, antipertensivi, antiacidi e gli integratori di ferro possono rallentare la motilità intestinale, ridurre le contrazioni intestinali o causare feci più dure. 

Stitichezza cronica e intestino pigro: i rimedi naturali funzionano davvero?

  • Molte persone che soffrono di intestino pigro e stitichezza cronica tendono a ricorrere autonomamente a tisane o integratori lassativi a base di derivati antrachinonici (o antracenici) come senna, frangula, cascara e rabarbaro, considerandoli più sicuri perché di origine vegetale.

    Tuttavia, sebbene possano essere utili per favorire l’evacuazione se impiegati occasionalmente o per brevi periodi, non dovrebbero diventare una soluzione quotidiana alla stitichezza.

    L’uso improprio e prolungato di questi integratori è, infatti, associato a:

    • Spasmi e dolori addominali, causati dall'azione irritante sulla mucosa intestinale.
    • Perdita di elettroliti, in particolare potassio, con conseguente rischio di aritmie cardiache.
    • Assuefazione intestinale, che può portare ad assumere dosi sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto e aumentare il rischio di effetti collaterali.
    • Colon catartico, una condizione in cui l'intestino si dilata e perde la sua naturale capacità contrattile, aggravando ulteriormente la stitichezza.
    • Melanosi colica, una condizione che porta alla colorazione bruna della mucosa del colon.

    Anche i probiotici, spesso utilizzati in modo indiscriminato per trattare l’intestino pigro, non costituiscono una soluzione universale. 

    Prima di assumere con regolarità un rimedio naturale è quindi opportuno rivolgersi al medico, soprattutto in caso di gravidanza, patologie croniche, terapie farmacologiche in atto o sintomi persistenti.

Come sbloccare l’intestino pigro

  • Per favorire la regolarità intestinale e accelerare il transito colonico è importante agire prima di tutto sullo stile di vita e sull’alimentazione.

    In particolare, può essere utile:

    • praticare attività fisica con regolarità;
    • bere circa 1,5-2 litri di acqua al giorno;
    • aumentare gradualmente il consumo di fibre.

    Negli adulti, l’apporto consigliato è generalmente di 25-35 grammi di fibre al giorno. È però importante introdurle poco alla volta, perché un aumento troppo rapido può causare gonfiore e gas.

    Le fibre si distinguono in:

    • Le fibre insolubili, presenti soprattutto nei cereali integrali e in alcune verdure, aumentano il volume delle feci e ne favoriscono l’avanzamento.
    • Le fibre solubili, contenute per esempio in avena, legumi, frutta e psillio, assorbono acqua e formano una consistenza gelatinosa, che può rendere le feci più morbide.

    Entrambe sono indispensabili per mantenere una buona regolarità intestinale e dovrebbero essere presenti nell'alimentazione quotidiana, idealmente con un rapporto di 3 parti di fibre insolubili e 1 parte di fibre solubili.

    Quando i cambiamenti dello stile di vita non sono sufficienti, il medico può valutare l’uso di lassativi di prima linea non irritanti.

    Tra questi rientrano:

    • lassativi osmotici a base di macrogol (polietilenglicole o PEG) e sali di magnesio (idrossido di magnesio/latte di magnesia);
    • lassativi emollienti a base di paraffina liquida e docusato;
    • integratori di psillio.

    Tuttavia, la visita gastroenterologica è indispensabile per individuare la causa della stitichezza cronica, escludere eventuali malattie organiche, scegliere il trattamento più adatto e ridurre il rischio di complicanze legate allo sforzo e alle feci dure, come emorroidi, ragadi anali, fecaloma e, nelle donne predisposte, episodi ricorrenti di cistite.

    Su Cup24, portale di prenotazioni mediche private, è possibile confrontare strutture e disponibilità online e prenotare una Visita Gastroenterologica, scegliendo tra diversi medici e strutture nella propria città. 

Intestino pigro e stitichezza cronica: cosa mangiare e cosa non mangiare

  • L’alimentazione è un fattore molto importante per la regolarità intestinale. Alcuni alimenti ricchi di fibre, infatti, tendono a favorire lo svuotamento dell’intestino, mentre altri hanno un effetto più astringente.

    Tra i cibi che possono essere utili rientrano:

    • Frutta, come kiwi, arance, prugne, mele, fichi, uva e pere
    • Verdure, come zucchine, spinaci, broccoli, cavolo nero, carciofi e carote.
    • Legumi, come fagioli, lenticchie, piselli, soia e ceci
    • Cereali integrali, come avena, farro, orzo, riso integrale, pane e pasta integrali.
    • Grassi buoni, come l’olio extravergine di oliva ei semi di lino o di chia.
    • Frutta secca, come mandorle, arachidi e noci pecan.

    È invece utile limitare, soprattutto quando sostituiscono abitualmente alimenti ricchi di fibre:

    • Cereali raffinati, come pane, cracker, fette biscottate, pasta o prodotti da forno preparati con farine bianche (tipo "00").
    • Alimenti astringenti, come riso bianco, banane acerbe o limoni.
    • Dolci e prodotti industriali, come merendine, snack e dolci confezionati.
    • Alimenti molto grassi, come formaggi stagionati, carne rossa e cibi da fast food.

    Questi cibi non devono essere necessariamente eliminati dalla propria alimentazione, in quanto l’effetto che hanno sulla motilità intestinale e la consistenza delle feci dipende dalla quantità assunta e dall’alimentazione nel suo complesso.

    Inoltre, in presenza di meteorismo importante, sindrome dell’intestino irritabile o difficoltà espulsiva, l’aumento generico delle fibre potrebbe peggiorare i sintomi.

    Una Visita Nutrizionistica, da questo punto di vista, può aiutare a stabilire un’alimentazione sostenibile e personalizzata al fine di migliorare la motilità intestinale senza causare effetti indesiderati. 

FAQ

Contenuti approvati dal Comitato Editoriale.
Data ultimo aggiornamento: 2025-12-27
Le informazioni presentate hanno natura generale, sono pubblicate con scopo divulgativo per un pubblico generico e non sostituiscono il rapporto tra paziente e medico.