Palpitazioni: cause, sintomi e quando preoccuparsi

Sentire il cuore accelerare all’improvviso è un’esperienza comune. Tuttavia, se le palpitazioni sono frequenti è fondamentale indagarne le cause.

Palpitazioni: significato e che cosa sono

  • ​Le palpitazioni, chiamate anche cardiopalmo, sono la percezione insolita o particolarmente intensa del proprio battito cardiaco.

    Normalmente, infatti, la percezione del battito cardiaco è assente nella popolazione generale. Il battito può però diventare evidente quando aumenta la frequenza, cresce la forza di contrazione o compaiono battiti irregolari o anticipati, come le extrasistoli.

    Le palpitazioni possono manifestarsi in molte circostanze differenti, sia a riposo sia sotto sforzo. Possono essere prevalentemente notturne, e quindi verificarsi di notte o nelle ore serali, sia durante il sonno sia prima di dormire, da sdraiati. Oppure diurne, e comparire più frequentemente al risveglio, sotto sforzo, dopo mangiato o anche all’improvviso, senza una causa apparente.

    Nella maggior parte dei casi, soprattutto quando gli episodi sono brevi e occasionali, le palpitazioni sono un fenomeno benigno. Tuttavia, la loro natura non può essere stabilita solo in base alla sensazione che si sperimenta.

    Quando diventano frequenti, durano a lungo o cambiano caratteristiche, è opportuno descriverle al medico.

Palpitazioni (cardiopalmo) e tachicardia: qual è la differenza?

  • ​Palpitazioni e tachicardia spesso vengono confuse, ma non indicano lo stesso disturbo.

    • La tachicardia è un dato clinico oggettivo (misurabile al polso o con un ECG), che indica battiti al minuto (bpm) superiori a 100 in una condizione di riposo.
    • Le palpitazioni sono, invece, una sensazione percepita dal paziente, quindi soggettiva.

    Queste due condizioni talvolta possono coesistere. Tuttavia, si può anche avere tachicardia senza accorgersene, quindi senza palpitazioni e, viceversa, avvertire palpitazioni con un battito a riposo inferiore a 100 bpm. 

Quali sono le cause e i fattori di rischio delle palpitazioni?

  • ​Le palpitazioni possono dipendere da diverse condizioni. Tra le cause e i principali fattori di rischio rientrano:

    • Intensi stati emotivi, come ansia, stress prolungato o attacchi di panico, che aumentano il rilascio di adrenalina. In questi casi le palpitazioni possono associarsi a tremori e agitazione.
    • Attività fisica particolarmente intensa, soprattutto se non abituale o svolta in condizioni di affaticamento.
    • Aritmie cardiache, come le extrasistoli, cioè battiti anticipati spesso benigni in assenza di patologie cardiache associate, oppure condizioni più serie come la fibrillazione atriale, la tachicardia sopraventricolare da rientro e la tachicardia ventricolare.
    • Altre patologie cardiache: problemi alle valvole, cardiomiopatie, come l’amiloidosi cardiaca, coronaropatie o disturbi della conduzione elettrica, miocarditi e scompenso cardiaco possono alterare ritmo e frequenza cardiaca.
    • Consumo di sostanze stimolanti, come nicotina, caffeina, bevande energetiche.
    • Consumo di alcol.
    • Utilizzo di alcuni farmaci, come decongestionanti nasali a base di pseudoefedrina o alcuni broncodilatatori.
    • Calo di pressione, che può indurre il cuore ad aumentare la frequenza per mantenere un adeguato afflusso di sangue agli organi.
    • Febbre e infezioni, che possono determinare un aumento fisiologico della frequenza cardiaca e far avvertire palpitazioni.
    • Variazioni ormonali legate al ciclo mestruale, alla gravidanza o alla menopausa.
    • Disidratazione e perdita di sali minerali, come potassio e magnesio, soprattutto dopo sudorazione intensa.
    • Anemia, che può costringere il cuore a lavorare più rapidamente per compensare il minore apporto di ossigeno.
    • Pasti abbondanti, particolarmente speziati, reflusso gastroesofageo o ernia iatale possono, in alcune persone, favorire o amplificare le palpitazioni attraverso la modulazione del nervo vago e, soprattutto in presenza di una marcata distensione o di un’ernia iatale voluminosa, attraverso la pressione esercitata sul diaframma e sulle strutture cardiache.
    • Alterazioni della tiroide, in particolare l’ipertiroidismo, possono accelerare il metabolismo e, con esso, anche il battito cardiaco.
    • Caldo intenso, che provoca vasodilatazione e può aumentare il lavoro richiesto al cuore per pompare sangue.
    • Mancanza di sonno, stanchezza e affaticamento, che possono aumentare l’attivazione del sistema nervoso autonomo e favorire la comparsa delle palpitazioni.

Palpitazioni: tutti i sintomi associati

  • ​Le palpitazioni non vengono percepite nello stesso modo da tutti i pazienti. Le sensazioni più comuni comprendono:

    • Cuore che salta un battito: descritto come una pausa improvvisa del cuore seguita da un colpo più intenso nel petto. È una sensazione frequentemente associata alle extrasistoli.
    • Battito accelerato: il cuore sembra correre o martellare, in modo graduale oppure improvviso.
    • Ritmo irregolare: gli intervalli tra i battiti appaiono diversi tra loro, senza una cadenza riconoscibile.
    • Sfarfallio nel torace: può essere avvertito come una vibrazione rapida o un movimento interno.

    Le palpitazioni possono, inoltre, durare pochi secondi, minuti o persino ore ed essere avvertite al petto, vicino al cuore, in gola, sulle carotidi oppure alla bocca dello stomaco.

Palpitazioni: cosa fare, quando preoccuparsi e quando contattare il medico

  • Durante un episodio occasionale di palpitazioni è consigliabile fare respiri lenti, profondi e regolari per aiutare a calmare il battito e, se c’è un’attività in atto, interrompere lo sforzo.

    Una visita cardiologica è indicata, invece, quando le palpitazioni:

    • Diventano progressivamente più frequenti.
    • Durano più a lungo del solito.
    • Compaiono durante l’attività fisica.
    • Iniziano e terminano all’improvviso.
    • Si presentano in presenza di una cardiopatia nota.
    • È presente familiarità per aritmie o morte cardiaca improvvisa.
    • Compaiono insieme a capogiri.

    Durante la visita, il cardiologo raccoglierà informazioni sulla comparsa e sulla durata degli episodi, controllerà la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa e, di norma, eseguirà un Elettrocardiogramma (ECG).

    Si tratta di un esame che registra l'attività elettrica del cuore attraverso elettrodi applicati sul torace e sugli arti e che permette di valutare frequenza, ritmo cardiaco e eventuali alterazioni della conduzione. 

    Successivamente, in base ai sintomi riferiti, il medico potrà effettuare o prescrivere altri esami, come:

    • Ecocardiogramma color Doppler o Ecocolordoppler: che permette di osservare la struttura e il funzionamento del cuore e di valutare le camere cardiache, le valvole e il flusso sanguigno attraverso gli ultrasuoni.
    • Holter cardiaco o Elettrocardiogramma dinamico secondo Holter: che, tramite l’applicazione di elettrodi sul torace, permette di registrare continuamente il ritmo cardiaco per 24–72 ore o, se necessario, più a lungo. Questo esame risulta particolarmente utile quando le palpitazioni sono intermittenti e non compaiono durante la visita.

    In base al quadro clinico, il medico può prescrivere anche esami del sangue, per verificare la presenza di anemia, alterazioni della tiroide o squilibri degli elettroliti.

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    È invece necessaria una valutazione urgente quando alle palpitazioni si associano:

    • Dolore o senso di oppressione al torace o allo stomaco.
    • Svenimento (sincope).
    • Respiro corto e affannoso.
    • Sudore freddo.
    • Vertigini intense e forte debolezza.

FAQ

  • ​Le palpitazioni sono pericolose?

    Nella maggior parte dei casi le palpitazioni sono occasionali e benigne, legate a stati ansiosi, stress, stanchezza o consumo di bevande e alimenti eccitanti. Tuttavia, se sono frequenti e si associano a dolore toracico, affanno, vertigini, giramenti di testa, sudorazione fredda o svenimento devono essere valutate da un medico.

    Cosa sono le palpitazioni post-prandiali?

    Le palpitazioni post-prandiali sono palpitazioni che vengono avvertite dopo aver mangiato. Dopo il pasto, l’aumento del flusso sanguigno diretto all’apparato digerente può determinare un lieve incremento della frequenza e della portata cardiaca, che alcune persone percepiscono maggiormente. Tuttavia, queste possono dipendere anche da pasti troppo abbondanti, ricchi di zuccheri o grassi, consumo di alcol, caffeina, distensione gastrica, ansia o reflusso. La ricorrenza del sintomo richiede comunque una valutazione, poiché la coincidenza con il pasto non ne dimostra automaticamente l’origine digestiva.

    Quanto durano le palpitazioni?

    Possono durare pochi secondi, diversi minuti o ore. Oltre alla durata, tuttavia, è importante osservare frequenza, regolarità, modalità di insorgenza e sintomi associati.

    Perché vengono le palpitazioni da sdraiati?

    Quando si è sdraiati, specie sul fianco sinistro, si può avere una maggiore percezione del proprio battito cardiaco in quanto questa posizione avvicina il cuore alla parete toracica rendendo il battito più facilmente avvertibile.

    Come calmare le palpitazioni da ansia?

    Escluse eventuali cause organiche, per calmare le palpitazioni generate dall’ansia si possono utilizzare diversi rimedi, sia nel breve che nel lungo periodo. Nel breve periodo può essere utile bere una tisana a base di valeriana o camomilla per favorire il rilassamento e praticare la respirazione diaframmatica, inspirando lentamente dal naso per 4 secondi, trattenendo il respiro per 2 secondi ed espirando dalla bocca per 6 secondi. Nel lungo periodo è bene evitare cibi e bevande stimolanti e, se si è fumatori, smettere di fumare.

    Fonti scientifiche e linee guida di riferimento

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Data ultimo aggiornamento: 2025-12-27
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